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domenica 25 gennaio 2015

LE SIGNORINE SULLA RIVA DELLA SENNA di GUSTAVE COURBET.

Lettura dell'opera


Gustave Courbet (1819-1877), Les demoiselles des bords de la Seine (174 x 200) Parigi, Musée du Petit Palais.


L’opera, esposta al Salon del 1857, suscitò un grande e generale clamore, scandalizzando persino i più sinceri estimatori dell’artista, per la inusuale "sconcezza" del soggetto rappresentato: due giovani parigine o, molto più verosimilmente, due donne di facili costumi, sorprese a riposarsi sciattamente in un prato in riva alla Senna.
D’altronde Courbet, coerentemente col suo pensiero, trasporta fatti e personaggi del suo tempo sulla tela, senza alcuna preclusione, ma  evitando avvedutamente di esprimere un preciso giudizio morale. L’atmosfera del dipinto è quella del lungofiume ombroso e verdeggiante, appena fuori città, in una tranquilla e calda giornata estiva o di primavera inoltrata: una domenica, ovviamente, giorno riservato allo svago e alle scampagnate.
Nel bel mezzo della gita –  di cui non serve aggiungere altri particolari –  le due signorine, vestite secondo la moda del tempo, si concedono un piacevole rilassamento, adagiandosi sull’erba, all’ombra tremula di alcuni alberi dalla folte chiome, che chiudono la scena.
Una è sdraiata impudicamente a pancia in giù, che sonnecchia trasognata, con una innegabile sensualità, perfettamente calata nel reale, ed in chiara opposizione con l’erotismo immaginoso ed esotico di Ingres. L’altra, distesa dietro di lei, dall’espressione altrettanto incantata e plebea, tiene in grembo un mazzo di fiori variopinti e fissa la fiumana con lo sguardo assente. Lo sfondo ombroso e scuro esalta il colorismo di sorprendente vivezza di molti particolari, dai fiori nel cappello di paglia al corallo del bracciale, dal rosa luminoso della gonna al rosso picchiettato dell’abito.
L’inusuale immagine, risultata così scandalosa agli occhi dei suoi contemporanei, è per l'artista, che ha capito la lezione di alcuni suoi ideali maestri come Caravaggio e Velázquez, null’altro che una semplice scena di genere, uno ordinario spaccato di vita del suo tempo.
Come i grandi realisti seicenteschi, Courbet nega l’esistenza di un’umanità superiore e di un’umanità inferiore, realizzando un banale momento di vita che riguarda due sgraziate adescatrici, delle quali ne comprende e giustifica la seppur discutibile esistenza. Ne rivendica per questo il diritto di vivere, dando loro perfino un mondo interiore, certamente non completamente indegno. In questo consiste il realismo di Courbet.         

© G. LUCIO FRAGNOLI
lucio.fragnoli@live.it



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